| Ean | 9788834361061 |
| Titolo | PIÙ CHE PAROLE. LA SCRITTURA NELL'EPOCA DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE |
| Autore | WARNER JOHN |
| Editore | VITA E PENSIERO |
| Collana | FUORI COLLANA |
| Anno di pubblicazione | 2026 |
| Pagine | 272 |
Questo libro non poteva arrivare in un momento più critico. L&rsquo intelligenza artificiale è ormai entrata nelle nostre vite e nelle nostre scuole e ne subiamo sempre di più il fascino, la velocità, la comodità d&rsquo uso. Ci permette di avere tra le mani in pochi secondi uno scritto di qualsiasi genere, che sia una comunicazione commerciale, un tema, un saggio, una traduzione&hellip John Warner, da scrittore ma anche da docente di scrittura, coglie appieno il punto chiedendosi: cosa siamo disposti a sacrificare in cambio della comodità? Come ne viene toccato quel processo caotico e vitale che è la scrittura? Sono domande che ognuno dovrebbe porsi, ma che interpellano in modo speciale il mondo educativo di fronte all&rsquo uso sempre più massiccio e automatico dell&rsquo IA per la scrittura da parte degli studenti. Perché scrivere non significa solo produrre un testo, come fanno i programmi di intelligenza artificiale generativa che uniscono parole basandosi su schemi definiti, ma è anzitutto pensiero in movimento, scoperta a partire da un&rsquo idea anche minuscola che muta, si delinea, si arricchisce&hellip Nonostante il nome, l&rsquo intelligenza artificiale non ha pensiero, ma soprattutto non ha corpo, e invece la scrittura richiede anche sentimenti ed emozioni ignoti a un programma, pur ben addestrato dagli algoritmi. È un&rsquo esperienza, dice Warner, assolutamente «incarnata», umana. Che siano soprattutto i giovani studenti a delegare questo processo a una macchina è un campanello d&rsquo allarme sul loro corretto sviluppo mentale e sulla capacità di esprimere un pensiero critico, vivace e indipendente. Non si tratta, tuttavia, di condannare ed eliminare ChatGPT e compagni (cosa peraltro ormai impossibile), ma di usarli e farli usare con gli occhi aperti, come un&rsquo opportunità per riflettere sul modo in cui lavoriamo con le parole. È quanto Warner stesso fa da tempo (e ce lo racconta qui) con i suoi studenti, insegnando loro a capire cosa manca a una parafrasi sintatticamente perfetta stilata da un bot e invece cosa risalta e commuove nell&rsquo originale di un autore. Per riprendere il controllo della scrittura come scoperta, connessione, crescita, e il privilegio di pensare con la propria testa. Un libro necessario, scritto con mano felice, spesso scanzonato e molto autobiografico, ricco di ragionamenti ed emozioni, come solo un bravo scrittore sa fare.