| Ean | 9791280147493 |
| Titolo | STORIA DI UN PRETORE |
| Autore | CANOSA ROMANO |
| Editore | LE LUCERNE |
| Collana | MASSIME DAL PASSATO |
| Anno di pubblicazione | 2025 |
| Pagine | 192 |
C&rsquo è stato un tempo, tra la fine degli anni &rsquo 60 e gli anni &rsquo 70, in cui la giustizia entrava nelle fabbriche, e i giudici scendevano tra gli operai con la Costituzione in tasca. L&rsquo Italia era attraversata da scioperi e tensioni sociali e i tribunali diventavano campo di scontro tra classi sociali. Romano Canosa è stato uno dei famosi &ldquo pretori d&rsquo assalto&rdquo di quella stagione, protagonista di clamorosi processi al fianco dei lavoratori e autore di sentenze che scandalizzarono l&rsquo opinione pubblica conservatrice. In 'Storia di un pretore', ripercorre la sua vita, dagli studi universitari a Roma all&rsquo arrivo alla sezione lavoro della Pretura di Milano, passando per la militanza nel movimento &ldquo Magistratura Democratica&rdquo . La sua è una cronaca coraggiosa e appassionante dei conflitti interni alla magistratura italiana negli anni caldi delle lotte sindacali. Ma soprattutto è il ritratto vivido di un Paese che cambia, tra scioperi operai e licenziamenti, l&rsquo entrata in vigore dello Statuto dei lavoratori e i processi celebrati in aule stracolme. E poi l&rsquo ondata di terrorismo e di repressioni, fino all&rsquo omicidio di Giangiacomo Feltrinelli. Con penna lucidissima, Canosa denuncia le storture del potere giudiziario, i retaggi del fascismo e l&rsquo ipocrisia di un sistema che punisce i deboli e protegge i &ldquo padroni&rdquo . Pubblicato per la prima volta nel 1978 da Einaudi e ripubblicato in occasione del 90esimo dalla nascita di Romano Canosa, 'Storia di un pretore' è un racconto personale e politico, colto e tagliente, che parla al presente più di quanto si possa immaginare. Una lettura che ha ispirato generazioni di giovani, spingendoli a entrare in magistratura con un&rsquo idea chiara: quella di essere, ogni giorno, dalla parte della giustizia e dei diritti. Prefazione di Carla Ponterio. Commento di Salvatore Trifirò.